L'ITALIA HA IL PIù ALTO NUMERO DI DONNE CHE VIVE DOPO UNA DIAGNOSI DI TUMORE

Parliamo di tumore, ma partendo da dati positivi. Dati che, a differenza di quelli che riguardano l'incidenza del cancro nella popolazione (che vanno comunque ricordati per sottolineare l'importanza della prevenzione: il tumore al seno è una neoplasia che in Italia colpisce, ogni anno, circa 55.000 donne, una su otto nell’arco della vita e che si conferma il più diffuso nel genere femminile), ci dicono che guarire è sempre più possibile. In particolare in Italia. Ma facciamo un passo indietro, prima di entrare nel dettaglio di questa notizia, e parliamo di prevenzione. Ogni donna dovrebbe sottoporsi con regolarità e con cadenza annuale a una visita ginecologica, anche in assenza di particolari problemi o sintomi. Con lo scopo di aumentare la consapevolezza e promuovere la prevenzione dei tumori che colpiscono le donne - oltre quello al seno, c'è quello all'endometrio, alle ovaie, al collo dell’utero, alla vulva e vagina - il 20 settembre è stata istituita la Giornata Mondiale dei Tumori Ginecologici. La prima arma contro il diffondersi di qualsiasi tipo di tumore è infatti l’educazione alla prevenzione. Se il cancro al seno è quello più diffuso nella popolazione femminile (lo scorso anno sono stati stimati 185.000 nuovi casi), quello all’ovaio riguarda circa 5.200 donne, quello alla cervice uterina, che nel 97% dei casi è causato da un’infezione da papilloma virus, colpisce ogni anno 2.400 donne, mentre quello all’endometrio circa 10.200. Fare screening regolari è quindi prioritario per limitare i rischi di ammalarsi. E a volte succede che la spinta a farlo arrivi attraverso strade diverse rispetto alle campagne della fondazioni che si occupano di prevenzione. Dopo che la principessa Kate Middleton ha pubblicato il video in cui rivelava di essere ammalata di cancro, le richieste di screening e controlli medici si sono impennate. Il professor Peter Johnson, responsabile di oncologia presso l’NHS, il servizio sanitario inglese, ha fatto sapere al Sun che già nelle ore successive al discorso di Kate sulla Bbc le visite alla pagina web del servizio sanitario nazionale sui sintomi del cancro sono state in media una ogni tre secondi. Sono state effettuate 4.172 ricerche dalle 18:00 alle 21:00, più del doppio della media. Anche le visite alla homepage sono state cinque volte superiori al normale nelle 24 ore successive. Se si è donna, non si deve mai saltare, per esempio, una mammografia di routine, perché cancro, fra le malattie croniche, è quella che può beneficiare maggiormente della prevenzione primaria, come dimostrato da centinaia di studi scientifici. Nel mondo occidentale, infatti, il numero dei casi e quello dei decessi continuano a diminuire grazie soprattutto al pap-test e alla successiva introduzione del test per la ricerca del DNA di Papillomavirus, due esami molto efficaci per la diagnosi precoce.

Esaurito, per quel che è possibile in una manciata di righe, il tema della prevenzione, veniamo alle belle notizie uscite dal Congresso mondiale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO) tenutosi a Chicago qualche settimana fa. Che ci dice come oggi, grazie ai progressi scientifici che corrono sempre più veloci, ci si lascia stupire più dal numero di pazienti guariti dal tumore che da quelli che non ce l'hanno fatta. Il convegno dal titolo The Art and Science of Cancer Care: From Comfort to Cure, ha messo in luce come in Europa, dal 1988 a oggi, i progressi contro il cancro abbiano salvato più di 6 milioni di vite (6.183.000). Negli Stati Uniti, in 30 anni (1991-2021), la mortalità oncologica è diminuita del 33% e sono stati oltre 4 milioni i decessi per tumore evitati. In aumento anche la prevalenza, cioè il numero di persone che vivono dopo la diagnosi di cancro. In Europa sono 23,7 milioni di cittadini (12,8 milioni donne e 10,9 milioni uomini), con un aumento del 41% in 10 anni (2010-2020). E il nostro Paese fa registrare nel Vecchio Continente il più alto numero di donne vive dopo la diagnosi in rapporto alla popolazione: 6.338 casi per 100mila abitanti, pari a circa 1.939.000 cittadine.

L'Italia è il Paese con il più alto numero di donne vive dopo la diagnosi. Ma i dati sono positivi anche nel resto d’Europa e negli Stati Uniti. Sulle ragioni che stanno a monete di questi dati positivi, Francesco Perrone, presidente dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), ha detto, durante, la conferenza stampa ufficiale della società scientifica, che devono essere "ricollegate alla combinazione di più fattori: riduzione del fumo di sigaretta e maggiore attenzione agli stili di vita sani, più diagnosi precoci grazie agli screening, terapie sempre più efficaci e multidisciplinarietà. È la dimostrazione dell’eccellente livello del nostro sistema sanitario, che garantisce a tutti le terapie migliori. La prevalenza include persone in terapia, coloro che sono sotto sorveglianza per la prevenzione di eventuali recidive e i guariti, che non necessitano di ulteriori cure o controlli. Il dato italiano è rilevante, a cui vanno aggiunte le oltre 268mila vita salvate nel nostro Paese fra il 2007 e il 2019”. Sempre in Italia, tuttavia, ci sono cose importantissime da aggiustare. "Le criticità sono ancora tante - continua Perrone - a partire dai tempi d’attesa. Devono essere affrontati alcuni aspetti organizzativi, in primis i tempi troppo lunghi per l’accesso all’innovazione. In Italia, i cittadini colpiti dal cancro attendono ancora 14 mesi per poter essere trattati con terapie innovative già approvate a livello europeo. Siamo pronti a collaborare con l’Agenzia Italiana del Farmaco per definire nuovi modelli per l’accesso precoce, subito dopo l’approvazione europea, a terapie davvero innovative in termini di miglioramento della sopravvivenza e della qualità di vita. Sono quei trattamenti che l’Fda, l’ente regolatorio americano, definisce ‘breakthrough’ e che rappresentano un importante valore aggiunto rispetto alle alternative terapeutiche disponibili”. Ma c'è altro. Se la mortalità oncologica complessiva, infatti, continua a calare, l’incidenza aumenta a livello globale e nei singoli Paesi. Nel mondo, nel 2022, sono stati 20 milioni i nuovi casi di cancro. In Italia, nel 2023, sono state stimate 395.000 nuove diagnosi, con un incremento, in tre anni, di 18.400 casi. Nel 2024, negli Stati Uniti, si prevede che supereranno per la prima volta i due milioni. “L’aumento del carico di malattia mette a rischio la sostenibilità dei sistemi sanitari, perché comporta un aumento della spesa per gli alti costi delle terapie innovative – conclude il Presidente Perrone -. È urgente rafforzare i programmi di prevenzione primaria e secondaria per ridurre il numero di malati, migliorare le possibilità di guarigione e offrire una buona qualità di vita, come evidenziato dallo ‘European’s Beating Cancer Plan’, cioè il Piano Oncologico Europeo”. Le nuove raccomandazioni della U.S. Preventive Services Task Force (USPSTF), du questo, hanno abbassato l’età iniziale dello screening per cancro colorettale a 45 anni. "Questo programma di prevenzione secondaria - afferma Saverio Cinieri, presidente di Fondazione Aiom - è in grado di individuare, oltre alla presenza di un tumore in persone asintomatiche, anche adenomi, cioè polipi, potenzialmente in grado di trasformarsi in cancro". Ovviamente i dati positivi sull'efficacia delle terapie, non devono far abbassare l'attenzione sull'importanza, vitale, dello screening. Che rimane il principale alleato a nostra disposizione nella lotta al cancro.

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