DOPO 200 ANNI, IL DNA DEI CAPELLI DI BEETHOVEN RIVELA UNA SORPRESA (LO STUDIO)

Grazie a una ricerca pubblicata sulla rivista Current Biology, la scienza ha fatto un passo avanti nella comprensione della morte di Ludwig van Beethoven. Analizzando il DNA estratto da ciocche autentiche dei suoi capelli, conservate per quasi due secoli, i ricercatori sono riusciti a ricostruire aspetti cruciali della salute del compositore. Un’indagine del 2023, e raccontata oggi da da Science Alert, che ha permesso di sfatare vecchie ipotesi, come l’avvelenamento da piombo, e di far emergere nuovi indizi sulle malattie che segnarono la sua vita e ne accelerarono la scomparsa.

Beethoven morì a Vienna nel marzo 1827, a soli 56 anni, dopo mesi di sofferenze segnate da ittero, gonfiori e gravi difficoltà respiratorie. Già da tempo conviveva con sordità progressiva e dolori intestinali cronici, condizioni che lui stesso definì, in una celebre lettera ai fratelli, “un affanno senza rimedio”, tanto da confessare di aver pensato al suicidio. Per anni si è ipotizzato che la causa della morte fosse un avvelenamento da piombo: una teoria avvalorata da un’analisi forense del 2007. Ma nel 2023 un’équipe internazionale ha ribaltato questa interpretazione. I ricercatori hanno infatti dimostrato che quella celebre ciocca non apparteneva neppure a Beethoven, bensì a una donna sconosciuta.

Le nuove analisi su campioni autentici hanno invece evidenziato tracce di infezione da epatite B, che il musicista avrebbe contratto nei mesi precedenti la morte. A peggiorare la situazione, secondo gli studiosi, furono il consumo abituale di alcol e diversi fattori genetici di predisposizione alle malattie epatiche. “Il nostro obiettivo era indagare i problemi di salute del compositore”, spiega Johannes Krause del Max Planck Institute di Lipsia. “Non siamo riusciti a chiarire la causa della sordità, ma abbiamo trovato chiari segni di rischio epatico e la presenza del virus dell’epatite B”.

La ricerca non risolve tutti i misteri: le cause esatte della sordità e dei disturbi intestinali restano ignote. Ma un altro dato ha colpito gli scienziati: il cromosoma Y di Beethoven non coincide con quello dei discendenti odierni della sua famiglia. Ciò suggerisce, come spiega l’antropologo Tristan Begg (Università di Cambridge), “un evento di paternità extramatrimoniale avvenuto tra il 1572 e il 1770, lungo la linea paterna del compositore”.

Quasi due secoli dopo quel temporale viennese che accompagnò la sua morte, la scienza ha così smentito il mito dell’avvelenamento da piombo. Beethoven non morì avvelenato, ma per complicazioni epatiche aggravate dall’epatite. Eppure, come scrivevano già i suoi contemporanei, il più grande paradosso resta irrisolto: il genio che compose la Nona Sinfonia era ormai sordo, e la causa di quella perdita rimane, ancora oggi, un enigma.

2025-08-29T12:15:35Z