Sono minuscoli, ma senza di loro nulla funzionerebbe.
I microorganismi - batteri, funghi, alghe - regolano i cicli dei nutrienti, mantengono fertili i suoli, purificano l'acqua e aiutano a stabilizzare il clima. Eppure, nel mondo del conservazionismo, restano quasi invisibili.
Uno studio pubblicato su PNAS da Robert Junker e Nina Farwig dell'Università di Marburgo denuncia una lacuna nel pensiero ecologico: il mancato riconoscimento dei microbi come parte essenziale della biodiversità. «Senza di loro non potremmo assimilare i nutrienti, e la nostra salute - come quella degli ecosistemi - sarebbe gravemente compromessa», spiega Junker.
Gli ingegneri nascosti del pianeta
I microbi decompongono la materia organica, fissano azoto e carbonio, e trasformano i nutrienti rendendoli disponibili alle piante. Quando la loro varietà si riduce, i terreni perdono vitalità, le colture diventano più fragili e aumenta la concentrazione di gas serra. L'agricoltura intensiva, i pesticidi e il riscaldamento globale minacciano direttamente questa rete invisibile.
Il problema, scrivono i ricercatori, è che le aree protette sono pensate per animali e piante, non per i microrganismi che li sostengono. In oltre il 70% delle regioni più ricche di biodiversità microbica, non esiste alcuna forma di tutela.
Difendere anche ciò che non si vede
Gli studiosi propongono di includere i microbi nei programmi di conservazione già esistenti, in particolare in ambienti chiave come torbiere, suoli forestali e zone umide, veri serbatoi di vita microscopica. Qui, pratiche agricole più dolci e meno pesticidi potrebbero preservare l'equilibrio microbico.
La salute dei microbi è anche quella di piante e animali. Nei suoli, i funghi rafforzano le radici e proteggono le colture da siccità e parassiti. Nei corpi animali, i batteri intestinali sostengono digestione e immunità. «Nei ghepardi in cattività, la perdita di equilibrio del microbioma intestinale è una delle cause della loro alta mortalità», sottolinea Farwig.
Un nuovo paradigma per il futuro del pianeta
Secondo gli autori, servono nuove leggi e un cambio di mentalità. Gli accordi internazionali per la biodiversità - come il Kunming-Montreal - dovrebbero includere esplicitamente i microbi tra le specie da proteggere. E occorre educare il pubblico: «La maggior parte delle persone associa i microbi alle malattie, ma sono essenziali per la vita», afferma Junker.
Gli scienziati propongono di istituire un vero campo di ricerca dedicato al "microbial conservation", per fondare la tutela della natura anche su ciò che non si vede ma tiene tutto insieme.
2025-10-16T14:14:32Z